Intervento fatale a Pisa

Rimozione di un tumore benigno: paziente muore, risarcimento di 1,4 milioni

La Corte d'Appello di Firenze stabilisce il risarcimento per i familiari della vittima.

Rimozione di un tumore benigno: paziente muore, risarcimento di 1,4 milioni

Un 58enne è deceduto a causa di un’emorragia cerebrale dopo un secondo intervento per la rimozione di un tumore benigno. La Corte d’Appello civile di Firenze ha stabilito che l’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa deve corrispondere ai familiari un risarcimento di circa 1 milione e 400 mila euro, oltre a spese legali e interessi.

Secondo i giudici, i medici dell’ospedale sono responsabili delle lesioni alla carotide che hanno portato all’emorragia e al decesso del paziente. L’incidente è avvenuto nel 2015, quando l’uomo ha subito due interventi chirurgici in rapida successione presso l’ospedale Cisanello di Pisa per rimuovere un adenoma ipofisario e successivamente l’ipofisi, un tumore benigno che gli causava gravi problemi visivi. Il decesso si è verificato dopo la seconda operazione di metà settembre, quando il paziente è entrato in coma a causa di un’emorragia cerebrale, morendo circa 30 giorni dopo.

Analisi della vicenda

Durante i due gradi di giudizio, sono state esaminate le cartelle cliniche, ascoltati testimoni e disposte due perizie medico-legali per chiarire l’accaduto. Un elemento chiave è stata la mancanza di una risonanza magnetica recente, risalente a un anno e mezzo prima dell’intervento, che avrebbe fornito informazioni vitali per la pianificazione chirurgica e la valutazione dello stato del tumore. In caso di patologie tumorali recidivanti, le informazioni cliniche possono cambiare rapidamente.

Responsabilità medica

I giudici hanno attribuito la responsabilità dell’incidente a questa mancanza diagnostica, affermando che se gli accertamenti fossero stati aggiornati, «il rischio di lesione iatrogena alla carotide durante l’intervento sarebbe stato minimo». È importante notare che l’ipofisi e l’arteria carotide interna sono anatomica vicinanza.

La Corte d’Appello civile di Firenze ha concluso che i medici hanno agito con «negligenza e imperizia», suggerendo che avrebbero dovuto pianificare l’intervento con maggiore attenzione, considerando informazioni diagnostiche più recenti per valutare se fosse necessario un approccio terapeutico alternativo.

Ora, la moglie, i due figli e il fratello del paziente deceduto riceveranno il risarcimento stabilito.