Nonostante le affermazioni della premier Meloni, che ha dichiarato che “l’Italia non è in guerra e non intende entrarci”, il conflitto in Medio Oriente, innescato dall’attacco all’Iran, coinvolge direttamente il nostro paese. Questo è dovuto sia all’alleanza con gli Stati Uniti e i paesi NATO, sia alla presenza di basi americane sul territorio italiano già attive a sostegno della campagna militare “leone che ruggisce”.

Una delle basi coinvolte è Camp Darby, situata tra Pisa e Livorno, che rappresenta la principale base logistica e l’arsenale militare statunitense in Europa. Da qui partiranno i missili destinati a rifornire navi e aerei nelle prossime fasi del conflitto.
“Al di là delle parole, nei fatti siamo in guerra”, afferma Daniele Iannello di Rifondazione Comunista / Diritti in Comune Pisa. “Il parlamento ha approvato a maggioranza una risoluzione che conferma la piena operatività di tutte le installazioni militari statunitensi presenti sul nostro territorio, nell’ambito degli accordi NATO e bilaterali con gli Stati Uniti.
Con un gioco di parole parlano di ‘accordo logistico e non cinetico’, ma questo significa che qualsiasi sistema d’arma non va direttamente nei territori di guerra, ma fa tappe intermedie. La risoluzione di ieri mette l’Italia nella condizione di essere in guerra”.

Questo avviene secondo procedure operative che in gran parte rimangono segrete, come nel caso dell’accordo Italia-Usa riguardante il funzionamento della base.
“Sappiamo poco su come funziona e cosa contiene la base. In questi giorni, i livelli di sicurezza e di controllo attorno alla struttura sono stati elevati, il che conferma che la presenza di questa infrastruttura militare ci espone alle conseguenze dirette delle tensioni e dei conflitti internazionali.
In altre parole, diventiamo un target nel momento in cui scoppia la guerra”.