Nuovo metodo di analisi

Scoperto un metodo per identificare le bioplastiche false

Un'indagine dell'Università di Pisa rivela che molte buste non rispettano le normative. Nuove tecniche per scoprire il polietilene nascosto.

Scoperto un metodo per identificare le bioplastiche false

Non tutte le bioplastiche sono realmente biodegradabili. Un studio recente dell’Università di Pisa ha sviluppato un metodo scientifico in grado di identificare e quantificare il materiale non biodegradabile fraudolentemente incluso negli imballaggi etichettati come compostabili. Questo problema, spesso trascurato, ha importanti conseguenze ambientali.

La ricerca è stata condotta dal Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Ateneo pisano, sotto la direzione di Erika Ribechini, professoressa di Chimica, assieme a Marco Mattonai, Federica Nardella e Marta Filomena.

I risultati sono stati pubblicati nel Journal of Analytical and Applied Pyrolysis, in collaborazione con Biorepack, il consorzio nazionale per il riciclo organico delle bioplastiche compostabili.

Normativa e controlli insufficienti

Secondo la normativa europea, i prodotti biodegradabili e compostabili possono contenere al massimo l’1% di polietilene, un polimero non biodegradabile. Tuttavia, fino ad ora, mancavano strumenti adeguati per verificare il rispetto di questo limite, soprattutto per materiali complessi.

Il metodo sviluppato a Pisa colma questa lacuna. Grazie a tecniche di pirolisi analitica e spettrometria di massa, è possibile rilevare tracce di polietilene anche al di sotto dell’1%, in modo rapido ed economico.

Analisi preoccupanti: molte buste non conformi

I risultati delle prime analisi sono allarmanti. Circa il 50% delle buste analizzate è risultato non conforme, con percentuali di polietilene che arrivano fino al 5%. La maggior parte di questi prodotti proviene da fuori dell’Unione Europea.

“Non basta etichettare un prodotto come biodegradabile e compostabile: è fondamentale verificarne l’effettiva conformità, per evitare che residui plastici rimangano nell’ambiente per anni”, afferma Marco Mattonai.

Benefici per l’ambiente e maggiore trasparenza

Un controllo più rigoroso sui materiali compostabili ha impatti diretti sulla protezione dell’ambiente: riduce il rilascio di microplastiche nel suolo e nelle acque, migliora la qualità del compost utilizzato in agricoltura e combatte l’uso improprio delle etichette “biodegradabile” e “compostabile”.

“Le tecniche analitiche che abbiamo sviluppato permettono finalmente controlli affidabili anche su campioni complessi, offrendo uno strumento concreto per la salvaguardia dell’ambiente e dei consumatori”, aggiunge Erika Ribechini.

Il supporto di Biorepack

Biorepack, che ha sostenuto lo studio, esprime soddisfazione per i risultati ottenuti.

“Assicurare il rispetto delle normative sulle bioplastiche compostabili è cruciale per garantire benefici reali al suolo e alla filiera agricola – afferma il direttore generale Carmine Pagnozzi – Strumenti di controllo scientificamente solidi rafforzano una filiera sostenibile in cui l’Italia è leader a livello europeo”.

Questa ricerca mette in luce un settore in rapida espansione, evidenziando la necessità di verifiche rigorose per evitare che la sostenibilità diventi solo un’etichetta.