Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato dal Comune di San Giuliano Terme contro la società Trina Solar Iulia S.r.l., relativo alla realizzazione di un impianto fotovoltaico a terra di grandi dimensioni, con una potenza di circa 10 MWp, su un’area agricola lungo la via del Brennero.
Questa decisione conferma l’orientamento già espresso dal Tar Toscana e si basa sulla normativa nazionale attuale (d.lgs. 199/2021), che considera tali aree “idonee” all’installazione di impianti fotovoltaici grazie alla loro vicinanza a zone produttive. Tale fattore limita, di fatto, i poteri di pianificazione e governo del territorio da parte dei Comuni. La sentenza è stata pubblicata il 30 dicembre.
“Accogliamo con rammarico la sentenza del Consiglio di Stato”, ha dichiarato il sindaco Matteo Cecchelli. “Questa decisione, pur rispettando il percorso tecnico-giuridico, evidenzia le criticità che abbiamo sottolineato sin dall’inizio: i Comuni hanno sempre meno strumenti per proteggere il proprio territorio e il suolo agricolo”.
“Abbiamo combattuto questa battaglia con convinzione”, ha proseguito il sindaco, “perché riteniamo che la transizione ecologica sia una sfida cruciale, ma deve essere gestita. Non possiamo lasciare che sia regolata da norme automatiche che ignorano la storia, le caratteristiche e l’economia dei territori”.
“È fondamentale chiarire che la nostra lotta non finisce con questa sentenza”, ha aggiunto Cecchelli. “L’idoneità stabilita dalla normativa non implica un’autorizzazione automatica all’opera: non siamo ancora entrati nella fase realizzativa dell’impianto. Ora inizia il processo di analisi del progetto, durante il quale saranno possibili ulteriori rilievi e valutazioni da parte di enti pubblici e associazioni interessate”.
Il sindaco ha anche ringraziato l’avvocatura comunale e gli uffici tecnici per il lavoro svolto in un contesto normativo e giurisprudenziale complesso.
“La nostra posizione rimane chiara”, ha concluso Cecchelli. “Siamo favorevoli alle energie rinnovabili, ma riteniamo che debbano essere installate prioritariamente su tetti, aree industriali dismesse o superfici già compromesse, non su terreni agricoli che costituiscono un patrimonio identitario, produttivo e ambientale. Il rischio è che, senza una pianificazione chiara e condivisa, lo sviluppo delle rinnovabili venga guidato esclusivamente da dinamiche di mercato, con effetti potenzialmente irreversibili sul paesaggio e sull’equilibrio ambientale e agricolo del nostro Paese”.
“Facciamo un appello al Governo e alla Regione affinché si superi questa fase transitoria e si restituisca ai Comuni la possibilità di definire con chiarezza le aree idonee e non idonee. Solo così sarà possibile coniugare realmente sviluppo energetico, tutela del territorio e rispetto delle comunità locali”.