Un percorso incerto dal 2019
Dal 2019, anno in cui la Corte costituzionale ha stabilito le condizioni per considerare non punibile l’aiuto al suicidio, le richieste formali in Italia sono state 51. Tuttavia, il percorso non è garantito: molte aziende sanitarie non applicano uniformemente le indicazioni della Consulta, accumulando ritardi o rifiutando di procedere. Questo costringe i malati a intraprendere ricorsi legali. Il diritto riconosciuto dalla Corte, osservano gli autori, rimane spesso solo un’illusione.
La Toscana e il conflitto istituzionale
In questo contesto incerto, la Toscana è stata la prima regione ad approvare, nel marzo 2025, una normativa organica che stabilisce tempi, procedure e responsabilità per la valutazione delle richieste. Questa iniziativa è stata subito contestata dal Governo, che ha impugnato la legge sostenendo che la questione debba essere esclusivamente di competenza parlamentare. Ne è derivato un conflitto istituzionale che complica ulteriormente una situazione già difficile.
Casi emblematici e interpretazioni giuridiche
Lo studio analizza anche episodi significativi nella storia recente del fine vita in Italia. La storia di “Mario”, primo paziente a ricevere il suicidio assistito nel Paese, è diventata un riferimento giuridico, così come quella di “Anna”, la prima persona a ottenere il trattamento con costi coperti interamente dal sistema pubblico. Altri casi, come quello di Davide Trentini, hanno ampliato l’interpretazione dei criteri stabiliti dalla Consulta per i “trattamenti di sostegno vitale”, includendo non solo macchinari, ma anche interventi farmacologici o assistenziali necessari alla vita. Questa linea interpretativa ha trovato conferma in sentenze della Corte costituzionale nel 2024 e nel 2025, chiarendo che ogni intervento la cui omissione porterebbe a una morte imminente deve essere considerato vitale, anche se semplice e non tecnologico.
Un’opinione pubblica favorevole
Nel frattempo, l’opinione pubblica sembra muoversi più velocemente della politica. Secondo i dati Censis citati nello studio, il 74% degli italiani è favorevole all’eutanasia o al suicidio assistito, con percentuali ancora più alte tra i giovani e i laureati. Nonostante questo ampio consenso, il Paese non ha ancora adottato una legge nazionale che definisca con chiarezza diritti, doveri e modalità operative.